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Michele Prati
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    3 mesi ago On:
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in Storie di Marketing

Il GDPR ha rotto il ca…

E’ passato circa un mese, e dove mi giro mi giro su internet mi ritrovo articoli sul GDPR.
Ho provato ad ignorarlo per un pò, ho provato a rifiutarmi di indagare su cosa fosse; vi giuro che ci ho provato.
Ma al settecentesimo articolo che mi è apparso sulle Google News, o sul diario di Facebook o su Linkedin, alla fine ho ceduto: ho letto di cosa tratta il GDPR.
Giusto per far capire che un minimo di cultura la possiedo, precisiamo per cosa sta GDPR: GDPR sta per General Data Protection Regulation, che tradotto significa Regolamento di Protezione Generale dei Dati.
In pratica è un regolamento su come trattare i dati personali.

Giusto per assicurarmi sullo stato mentale di chi sta leggendo questo articolo, vi ricordate in che anno viviamo vero?

Proprio nel momento in cui miliardi di persone (noi tutti compresi) negli ultimi 8/10 anni hanno ceduto qualunque informazione a Facebook&Co, dichiarando anche le volte in cui vanno in bagno o si infilano le dita nel naso, alle aziende di mezzo mondo viene chiesto di regolamentare l’utilizzo e la conservazione dei dati personali dei propri clienti, dei propri fornitori, dei propri dipendenti e di tutto il Circo Togni.
Le aziende devono dichiarare un miliardo di cose sui dati personali, dove hanno ricevuto queste informazioni, come hanno intenzione di usarli, dove li conservano ecc ecc. Insomma, dopo anni e anni di anarchia e spam, è arrivato il momento di regolamentare l’uso dei dati personali.

Mentre mi arrovellavo nel cercare di capire i dettagli di sto cavolo di GDPR, mi sono fermato un attimo e all’improvviso un domanda: ma se applicassimo il regolamento sulla privacy nella vita di tutti i giorni, cosa succederebbe?

E allora ho proseguito nel delirio mentale, ipotizzando degli scenari di vita reale dove dovremo applicare il GDPR. Provate ad immaginarli insieme a me. Se vi vengono in mente altri scenari divertenti, scrivetemi che ci facciamo due risate:

 

SITUAZIONE 1) IL BAR – O COME LO CHIAMA LA CERES IL BARETTO

Nino è proprietario di un bar. E’ più di un barista: è uno psicologo, un parroco, un professore e un maestro di vita. Nino sa tutto dei suoi clienti.
Sa talmente tante cose che facebook gli fa una pug.etta (dice lui). Anche perchè Nino se ne sbatte se ti piacciono i gattini, la lasagna vegana, di cosa pensi delle scie chimiche o degli influencer. Da Nino si parla di: Donne, Calcio, Politica, Carte. Punto. Abitudini e preferenze di questi argomenti sono tutte informazioni che Nino memorizza avidamente.
Ma come la mettiamo con la gestione della privacy del povero barista Nino? Dove conserva i dati di tutti i suoi clienti?
Quando il taxista di fronte gli ha confessato di aver tradito la moglie, dove avrà conservato Nino il nome dell’amante o il luogo dove hanno ciulato?
Tutti i pomeriggi in cui Gigi l’idraulico è al bar invece che al lavoro (ovviamente all’insaputa della moglie), il barista Nino dove le fa le copie di backup di questi dati? Siamo sicuri che il barista non rivenda queste informazioni alla Ceres&Co&MultinazionalidellaBirraedelTabacco?
Non dimentichiamoci poi di tutte le imprecazioni dei vecchietti giocatori di carte. In quale archivio sono conservate tutte le bestemmie e le parolacce?
Quella volta che Antonio giocò l’asso in prima mano durante una partita a scopa, partirono così tante madonne che se lo ricordano anche i figli del barista. Dove sono conservate tutte quelle madonne? E soprattutto, sono al sicuro?
E i passanti che chiedono informazioni o le richieste dei clienti, ad ogni domanda devono dare l’ok alla gestione della privacy:
Mi scusi dove è via Carducci? (Autorizzo la gestione dei dati personali per i fini indicati nel documento bla bla bla…)
Mi porta una birra media? (Autorizzo la gestione dei dati personali per i fini indicati nel documento bla bla bla …)

 

SITUAZIONE 2) IL NEGOZIO DI FRUTTA E VERDURA

Mario è proprietario del negozio di frutta e verdura dell’angolo della mia via. Lavora in quel negozio da quando ero bambino, e ora io sono più vecchio di lui.
Mario conosce le abitudini dei suoi clienti (userà i cookie?).
Lui sa che a me piacciono i pomodori ciliegino, sa che al mio vicino di casa Piero le pesche piacciono senza pelo. Non vi sembrano dati sensibili questi? Dove conserverà tutte queste informazioni riservate? Nella sua testa? Ma siamo sicuri che siano al sicuro e che Mario il fruttarolo non riveli queste informazioni al primo che passa? O peggio ancora alle multinazionali della frutta? Io mi vedo Mario che rivende i miei dati sensibili all’Uomo del Monte della Chiquita, pensare che quando ero un bambino mi sembrava tanto onesto quell’uomo del monte lì…

 

SITUAZIONE 3) IL KEBABBARO

Il mio kebabbaro di fiducia sa tutto di me. Io purtroppo non sono mai riuscito a capire esattamente come si chiama, ma lui sa tutto di me.
Sa che non voglio le cipolle nel kebab, sa che lo voglio completo di tutto ma senza le cipolle, molto piccante. Non c’è nemmeno più bisogno di ordinare; entro… sguardo di intesa… mi saluta e mi chiede: come al solito boss?

Io non devo nemmeno parlare. Lui sa tutto di me.
Ma l’informazione del mio kebab preferito come viene conservata? Siamo sicuri che non venga rivenduta? Perchè non ricevo mai delle pubblicità via mail sulla cipolla e le ricevo sulle salse piccanti? Che il kebabbaro abbia spifferato tutto?

 

SITUAZIONE 4) LA MOGLIE – LA FACCENDA SI COMPLICA

E qua abbiamo l’apoteosi della privacy.

Per noi uomini la gestione della privacy dei dati acquisiti dalla moglie è una cosa semplice. Riceviamo una tale mole di informazioni che per sopravvivenza (vista la poca capienza del disco) dobbiamo cancellare un sacco di dati sensibili. In pratica distruggiamo la maggior parte dei dati sensibili per sopravvivenza del nostro limitato sistema cerebrale.
Abbiamo installato dalla nascita un software di cancellazione cookie e dati nei moduli.

Ma le donne? Immagazzinano qualunque informazione nostra e la condividono con le amiche/parenti/sconosciuti incontrati per caso per strada/ex compagni di classe che non vedevano da 20 anni/amici di amici e mezzi parenti/3/4 di cugine da parte di mamma…
Secondo voi, dove vengono memorizzati quei dati? Dove sta il contratto informativo dove si dichiara tutto il pippone della privacy? Possiamo consultare tutta la normativa sulla privacy all’interno della sfera familiare prima di sottoscrivere il contratto matrimonio? Ma soprattutto, come posso chiedere di rimuovere i miei dati sensibili prima che questi vengano divulgati ovunque dalla moglie?

Ma se volessimo riassumere il documento GDPR in pochissime parole come potremmo fare?

Penso che il miglior modo per spiegarlo è chiedere aiuto a Don Buro (Christian De Sica, direttamente da Vacanze in America 1984), perchè solo lui può spiegarlo così chiaramente:
Chi se fa l’affari sua, torna sano a casa sua!

 

Medito gente, Medito.

Autore: Michele Prati.
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One Comment

  1. Io punto tutto sul più insospettabile: il fruttarolo!
    Perché se non ricevi mai pubblicità sulla cipolla e sempre sulle salse piccanti …. il fruttarolo si è venduto i tuoi dati sensibili! Altro che Zuckerberg!

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